In trasferta al Col di Tenda: del perché le pecore devono avere il gps

Col di Tenda. Camminata per i forti. Siamo muniti di indicazioni, borraccia piena, viveri nello zaino, k-way per ripararsi dall'ariaccia che batte la valle. E del Garmin (ode al Garmin,m sempre sia lodato).


Prima tappa: la caserma. Entriamo, giriamo. Tutto bene.
Subito dietro, il Fort Central. Qui, mentre stiamo facendo le foto di rito, si avvicinano delle intrepide pulzelle che cercano la traccia di accesso per gli altri forti. E' un avvertimento ma noi impavidi troviamo il sentiero e lo indichiamo alle donzellette. Queste confabulano, noonnoonoo non sono convinte, e ci osservano incamminarci per la stradina.

Arriviamo al Forte Tabourde dopo una mezz'oretta. Siamo solo noi, facciamo un giro dell'edificio. Più tardi Da. proverà ad entrare per due assi di legno messi a mo' d'ingresso e scoprirà che il Tabourde è una sorta di dormitorio-immondezzaio di non si sa bene chi; ora però è tempo di pranzo e di una sosta per goderci il fresco.

Ripartiamo per il Fort Papin: le indicazioni che abbiamo ci permettono di trovare una "traccia a mezzacosta". Seee, diciamo pure una pista calpestata da due persone l'anno, un sentiero maledetto. Troviamo dopo poco un paletto: la traccia è quella giusta. Avanziamo, superiamo un torrente e poi il nulla, niente più strade. Forse continua lì, andiamo. Avanziamo un po', poi saliamo a mezza costa per controllare, la cosa non convince. Vediamo il forte sopra di noi ma come facciamo ad arrivarci?
Gira e rigira il forte è sempre lì, noi siamo sempre senza sentiero e la scena diventa a dir poco inquietante: ossa qua e là, teschi di pecora. La situazione è critica, tiriamo fuori San Garmin e questo ci mostra la strada.

Abbiamo provato due volte a cercare il sentiero: niente. Poi abbiamo visto una famiglia di francesi (gli unici esseri umani del pomeriggio) che veniva giù dalla cima in perfetto stile "ad minchiam" e abbiamo capito che se volevamo arrivare al forte dovevamo inventarci il percorso. Era tardi, le carcasse di pecora aumentavano, abbiamo salutato il forte da basso e siamo tornati indietro. Tra le marmotte che ci saltellavano davanti.


In tutto questo la domanda è: ma cari pastori, se il gps ha salvato due ingegneri come può non salvare anche le vostre pecore? Munite di Garmin i vostri ovini e li vedrete tornare ogni sera all'ovile sani e salvi.

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