Creative common, questo sconosciuto

Mito da sfatare: tutto ciò che è in rete è aggratis, lo posso prendere e dire che è mio.
A me è successo qualche settimana fa: scrivo un post di una sagra e me lo ritrovo pari pari su un altro blog. Ma la situazione è grave soprattutto per i siti amatoriali di cucina, che di vedono saccheggiare le ricette da altri blogger o addirittura da giornali e cuochi televisivi, come è successo in questi giorni alla brava Anice&Cannella che si è trovata il suo Pan co' santi su... papparappà... la Repubblica. Tutto naturalmente senza citare la fonte, in barba alle licenze Creative Commons e all'intelligenza del lettore, che magari scopre di essere stato preso per i fondelli dall'ultimo scribacchino di redazione e cambia giornale.

Il copia-incolla NON è la citazione (che si fa con le virgolette e il nome dell'autore, e per inciso serve a dare autorità ad una affermazione) e neanche lo spunto (che poi è l'elaborazione di un concetto e anche in questo caso spesso si cita la fonte). Il copia-incolla è semplicemente l'arte più sbagliata che esista, perché ti credi un furbacchione che non fa sforzi e ottiene il risultato, un gran figo, eh, molto Corona style. Invece nel 90% dei casi vieni sgamato e ci fai una gran figura da penoso coglione.

PS: qui ci sono le licenze Creativer Common.

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