Lo scherzone


Non si può certo dire che quelli di Trenitalia non siano simpatici!
Stasera arrivo in stazione e scopro che tutti i treni in partenza hanno un ritardo dai 20 ai 90 minuti. Ohibò, cosa succede? Succede che oggi c'è sciopero. Perché scioperano? Boh. E quando finisce? Già finito, alle 18.00. Ma com'è che sono le 19.15 e non parte niente?

Noi poveri viaggiatori siamo alle prese con queste vitali domande, quand'ecco che sul tabellone appare il mio treno, binario undici e 20 minuti di ritardo. Mi viene voglia di fare un giretto nei negozi di Porta Nuova, o magari passare in edicola, ma i miei compagni di viaggio vogliono andare a prendere i posti, almeno si sta seduti. Benedetti ragazzi! Facciamo appena in tempo a toglierci le giacche che sentiamo il fischio inconfondibile del capotreno e... sbam... le porte si chiudono. Con uno strattone il treno parte. Sono le 19.25. Cinque (5, five, cinco, cinq) minuti dopo l'orario regolamentare.

Ma non si doveva partire con 20 minuti di ritardo? Qui sta lo scherzone: se ci sei cascato, caro il mio pendolar-pollo, per punizione non torni a casa stasera. Perché il prossimo treno della tratta parte fra più di mezz'ora dal Lingotto. Forse (c'è sciopero anche al Lingotto, vero?). E come raggiungi il Lingotto, dato che i treni sono tutti bloccati e i mezzi pubblici girano alla larga da quella stazione come fosse l'area 51?

Viaggio felice, sul treno dai mille rumori. Ahah, non mi faccio fregare, io. Tre quarti d'ora e sono a casa. Viaggio felice, con tanta bella gente: due prostitute di colore che urlano di continuo, due uomini di mezza età ubriachi che si lamentano delle ultime retate della madama. Un capotreno, neanche a parlarne.

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