Piccoli maleducati crescono

La Signora Madre si avvicina alla cassa. E' accompagnata da un gagno di una decina d'anni, che paciocca con un giochino. E' il suo turno: si rivolge al pargolo, indica il giochino e gli dice "Dammi qua, devo pagarlo".
Solo in quel momento mi accorgo che la Signora Madre ha in mano la scatola del gioco aperta dalla furia distruttrice del bambino, che evidentemente sta usando roba non ancora sua. Ma al gagno non ne è affatto allarmato. Anzi, risponde alla Signora Madre con un'alzata di spalle senza neanche degnarla di mezzo sguardo, sono cavolacci tuoi, bella, non mi disturbare.
La Signora Madre, per nulla imbarazzata (e qui ammetto che stavo per dare io due sberle al nano in vece sua), porge la confezione dilaniata alla cassiera, che non batte ciglio, la passa allo scanner e le comunica il prezzo.

Tornando a casa ho ripensato alla scena e ai suoi significati:
  1. un bambino di dieci anni che pensa di poter usare liberamente quello che non è suo sarà un adulto che non avrà remore a fare altrettanto (e non per un giochino)
  2. un bambino che tratta la madre come una pezza da piede è un cattivo figlio di una cattiva madre
  3. se la cassiera non ha reagito vuol dire che è una cosa normale
Povero pargolo, maleducato da una mamma furbetta, della stessa stirpe dei pargoli che al supermercato si ingozzano della pizza appena presa al banco per lasciare i genitori tranquilli a fare la coda in cassa. La prossima volta chiamo l'Unicef.

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