Un venerdì al Mauto

La Ferrari è uno di quegli amori turbolenti e sofferti: due anni fa scrivevo di gare fantastiche e terribili poi più niente, nessun post.
Non vuol dire che non guardi più tutte le gare, che non frema ad ogni curva. Solo che vedere l'antipatico asturiano in rosso, Massa in crisi depressiva acuta e la squadra tutta che sembra annegare in una pozzetta d'acqua di strategie improbabili e dichiarazioni assurde, aggiungi la RedBull micidiale, Vettel tutto precisino e perfettino come il primo della classe... ecco, non va. Per fortuna c'è ancora Hamilton che con le sue cavolate riesce a darmi un po' di buon umore, per il resto il mio è un amore tribolato.

In questa crisi, venerdì sono andata al Mauto, il Museo dell'Auto di Torino riaperto da pochi mesi. Bello l'allestimento, bellissime le auto, mi sono divertita come una bambina. Fino ad entrare nell'area dedicata alle corse: brividi. L'evoluzione della tecnica tutta esposta lì, in un'immaginaria parabolica dalle Alfa Romeo di inizio novecento fino alla Ferrari di Schumacher del 2004.

In questa carrellata di passione c'è la mia, di passione.

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