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Cosa fai nella vita? Il collaudatore di viaggi. Provo i soggiorni turistici, passo da un albergo ad un bed and breakfast, da un ristorante ad una trattoria. Visito posti bellissimi, musei, faccio una nuotata nei mari più blu e un po' di trekking sulle montagne più belle. Sono in vacanza per lavoro.
... quasi quasi mi candido anch'io da Suiss Explorer
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Ultima tappa delle nostre vacanze mordi e fuggi sono state le grotte di Bossea.
Era da un po' che volevamo andarci; presa la 500 che quest'anno è stata la risparmiosa amica di tante avventure, siamo partiti in direzione Mondovì per poi raggiungere Frabosa Soprana e infine Bossea.
Le grotte sono meravigliose, solo la visita valeva tutto il viaggio. Ma il nostro pomeriggio è proseguito a Vicoforte, dove si trova uno dei più grandi santuari del Piemonte.
Dulcis in fundo, tornando a casa abbiamo fatto una sosta a Piozzo:un sorso di Baladine poi via di nuovo verso casa!
Era da un po' che volevamo andarci; presa la 500 che quest'anno è stata la risparmiosa amica di tante avventure, siamo partiti in direzione Mondovì per poi raggiungere Frabosa Soprana e infine Bossea.
Le grotte sono meravigliose, solo la visita valeva tutto il viaggio. Ma il nostro pomeriggio è proseguito a Vicoforte, dove si trova uno dei più grandi santuari del Piemonte.
Dulcis in fundo, tornando a casa abbiamo fatto una sosta a Piozzo:un sorso di Baladine poi via di nuovo verso casa!
Col di Tenda. Camminata per i forti. Siamo muniti di indicazioni, borraccia piena, viveri nello zaino, k-way per ripararsi dall'ariaccia che batte la valle. E del Garmin (ode al Garmin,m sempre sia lodato).
Avrei voluto raccontare di un paese splendido, di una vacanza incredibile. Lo farò, ma non ora che l'Egitto è sospeso in questa rivolta. Ora il pensiero va a tutte le persone che abbiamo conosciuto, Khaled e Shaimaa, la guida Hassan con i suoi piccoli bambini golosi di cioccolato, la timida guida Mohamed, i ragazzi dell'agenzia che ci hanno sempre seguito, tutti gli autisti. Forza amici!
Noi, non possiamo che ringraziare la nostra buona stella per essere tornati appena in tempo.
Noi, non possiamo che ringraziare la nostra buona stella per essere tornati appena in tempo.
Non mi era mai capitato di vedere azioni di guerrilla marketing dal vivo, in Italia non sono ancora così diffuse. Nella vacanza in Baviera ne ho notate un paio:
qui i passi gialli portano alla stazione dei taxi nella piazza principale di Erlangen
mentre qui ci troviamo ad Augusta, e questi due signori seri e professionali stanno finendo di dipingere una frase di benvenuto per turisti in pieno centro storico.
qui i passi gialli portano alla stazione dei taxi nella piazza principale di Erlangen
mentre qui ci troviamo ad Augusta, e questi due signori seri e professionali stanno finendo di dipingere una frase di benvenuto per turisti in pieno centro storico.
Si, è di nuovo successo. Dopo circa 3 ore e mezzo di ferie ho sentito l'inconfondibile picchiettio della pioggia sul tetto. Da quante settimane c'era il sole e il caldo? Da quanto sognavo di iniziare la giornata con una corsetta al mattino presto e poi tutta la giornata in piscina a prendere il sole? Mi sento terribilmente fantozziana.
Era un giorno come tanti tra le cime innevate delle Alpi, lassù, al confine.
Un gruppetto di amici armati di racchettoni da neve affrontano la montagna. La missione è difficile e rischiosa, bisogna attraversare il versante francese e conquistare il lago verde. La Guida è con loro e indicherà la giusta via.
La vetta è lontana, si affonda nella neve fresca e non c'è neanche un Amaro Montenegro.
A un tratto i nostri eroi si trovano davanti ad una difficoltà imprevista: un rifugio pappatorio dove una Circe ammaliatrice porta acciughe al bagnetto verde, fagioli, tomini, salumi vari e la temutissima pentolona di polenta fumante con, a scelta, formaggio, salsicce e arrosto, ossobuco o il devastante cervo, più dolce e caffè. Tutti si fanno onore e combattono una vorace battaglia, ma al momento di rimettersi in marcia sentono tutto il peso della zavorra ingurgitata.
Le difficoltà aumentano, bisogna aprirsi la strada e passare sul ponte innevato.
E poi giù dal monte per arrivare finalmente alla meta.
Il lago verde!! L'obiettivo è stato raggiunto. Gli amici possono finalmente riposare le membra affaticate prima della discesa e del ritorno alla base.
Alla fine ci siamo andati, Babbo Natale ha fatto il buono, la sorte pure, e abbiamo passato 4 splendidi giorni a Parigi.
Prenotare in Internet è una figata, alla faccia di quei gufi che parlano solo di viaggi sòle e truffe on-line. In 5 minuti abbiamo preso i biglietti del treno (con TGV- Europe pagamento con carta di credito e due giorni dopo mi sono arrivati i biglietti fisici via posta) e prenotato l'albergo (con Venere e anche qui devo dire che è un servizio splendido, abbiamo trovato un hotel pulito e comodissimo al metrò, il Terminus d'Orleans), abbiamo scoperto la Paris Visite per viaggiare coi mezzi pubblici e la Carta Musei, un po' cara ma non abbiamo fatto praticamente code.
Partenza il primo gennaio, viaggiamo con una famigliola milanese: padre medico che studia malattie improbabili, madre scazzata-style, figlioletto che chiede "siamo arrivati?" da Porta Susa a intervalli regolari di 10 minuti e figlia in piena crisi preadolescenziale da rifiuto del mondo circostante.
Arrivati scopriamo una Parigi freddissima e ventosa, posiamo le borse in albergo e corriamo qui
a Montmartre, il luogo più romantico e gelido di tutta Parigi.
Il giorno dopo Parigi ci regala una bella sorpresa
ma non abbiamo tempo per la neve: la nostra metà è il Louvre che rimane oggi aperto fino alle 22. L'abbiamo girato tutto, ma è stato un vero tour de force che ci ha lasciato stremati.
E poi, diciamolo: tutte quelle opere ammassate una dopo l'altra è un delirio, non riesci a godertele: uff, un'altro Leonardo. Ma ancora un Delacroix? Vabbè, dai, è la Venere di Milo, due foto e via... Non puoi ragionarci sopra, ammirarle.
Fantastica la scena della famigliotta in vacanza: folla davanti alla Nike di Samotracia, la sciura che dice al marito: "A me sta statua senza braccia e senza testa fa un po' impressione. Però la fotografano tutti, dai, scatta anche tu che poi a casa cerchiamo di capire cos'è". E lui: "Ignorante, è la Nike, fatta per festeggiare la vittoria dei greci sui romani". Da ridere per non piangere.
Due foto al Louvre by night, poi cenetta squisita al Pied de Cochon con zampino di maiale, sotto consiglio del Dottore.
Il terzo giorno visitiamo Les Invalides e la tomba di Napoleone poi di corsa al Musèe d'Orsay, per un tuffo nell'impressionismo.
Ce la prendiamo con calma, scopriamo dipinti bellissimi e sconosciuti, ammiriamo i Monet, i Van Gogh, i Renoir. All'uscita andiamo verso gli Champs-Elysées: La Tour Eiffel al tramonto ci regala uno scorcio spettacolare.
Penultimo giorno, abbiamo ancora mille cose da vedere. Ci dirigiamo a Notre Dame, una breve sosta per fare colazione e mangiare finalmente una crepe, poi via ancora verso la Conciergerie e la Saint Chapelle: 45 minuti di coda (accidenti ai musei gratuiti) passati con due simpatiche romane che erano convinte di fare la coda per Notre Dame.
Fa freddissimo, ma i runner francesi di fanno rimpiangere di aver lasciato le scarpe da ginnastica a casa.
E poi tocca a lei, la Tour Eiffel. Per chi come me ha paura degli ascensori e soffre di vertigini non è proprio il massimo, ma tra crisi di panico riesco a salire fino in cima. Ultima cena in zona Bastiglia, di corsa in albergo. Il giorno la sveglia è puntata prestissimo, alle 7,40 abbiamo il treno. Parigi ci saluta con un fastidioso nevischio, au revoir Paris!
Prenotare in Internet è una figata, alla faccia di quei gufi che parlano solo di viaggi sòle e truffe on-line. In 5 minuti abbiamo preso i biglietti del treno (con TGV- Europe pagamento con carta di credito e due giorni dopo mi sono arrivati i biglietti fisici via posta) e prenotato l'albergo (con Venere e anche qui devo dire che è un servizio splendido, abbiamo trovato un hotel pulito e comodissimo al metrò, il Terminus d'Orleans), abbiamo scoperto la Paris Visite per viaggiare coi mezzi pubblici e la Carta Musei, un po' cara ma non abbiamo fatto praticamente code.
Partenza il primo gennaio, viaggiamo con una famigliola milanese: padre medico che studia malattie improbabili, madre scazzata-style, figlioletto che chiede "siamo arrivati?" da Porta Susa a intervalli regolari di 10 minuti e figlia in piena crisi preadolescenziale da rifiuto del mondo circostante.
Arrivati scopriamo una Parigi freddissima e ventosa, posiamo le borse in albergo e corriamo qui
a Montmartre, il luogo più romantico e gelido di tutta Parigi.
Il giorno dopo Parigi ci regala una bella sorpresa
ma non abbiamo tempo per la neve: la nostra metà è il Louvre che rimane oggi aperto fino alle 22. L'abbiamo girato tutto, ma è stato un vero tour de force che ci ha lasciato stremati.
E poi, diciamolo: tutte quelle opere ammassate una dopo l'altra è un delirio, non riesci a godertele: uff, un'altro Leonardo. Ma ancora un Delacroix? Vabbè, dai, è la Venere di Milo, due foto e via... Non puoi ragionarci sopra, ammirarle.
Fantastica la scena della famigliotta in vacanza: folla davanti alla Nike di Samotracia, la sciura che dice al marito: "A me sta statua senza braccia e senza testa fa un po' impressione. Però la fotografano tutti, dai, scatta anche tu che poi a casa cerchiamo di capire cos'è". E lui: "Ignorante, è la Nike, fatta per festeggiare la vittoria dei greci sui romani". Da ridere per non piangere.
Due foto al Louvre by night, poi cenetta squisita al Pied de Cochon con zampino di maiale, sotto consiglio del Dottore.
Il terzo giorno visitiamo Les Invalides e la tomba di Napoleone poi di corsa al Musèe d'Orsay, per un tuffo nell'impressionismo.
Ce la prendiamo con calma, scopriamo dipinti bellissimi e sconosciuti, ammiriamo i Monet, i Van Gogh, i Renoir. All'uscita andiamo verso gli Champs-Elysées: La Tour Eiffel al tramonto ci regala uno scorcio spettacolare.
Penultimo giorno, abbiamo ancora mille cose da vedere. Ci dirigiamo a Notre Dame, una breve sosta per fare colazione e mangiare finalmente una crepe, poi via ancora verso la Conciergerie e la Saint Chapelle: 45 minuti di coda (accidenti ai musei gratuiti) passati con due simpatiche romane che erano convinte di fare la coda per Notre Dame.
Fa freddissimo, ma i runner francesi di fanno rimpiangere di aver lasciato le scarpe da ginnastica a casa.
E poi tocca a lei, la Tour Eiffel. Per chi come me ha paura degli ascensori e soffre di vertigini non è proprio il massimo, ma tra crisi di panico riesco a salire fino in cima. Ultima cena in zona Bastiglia, di corsa in albergo. Il giorno la sveglia è puntata prestissimo, alle 7,40 abbiamo il treno. Parigi ci saluta con un fastidioso nevischio, au revoir Paris!

Da sabato ho i biglietti e la prenotazione. Si parte fra 3 mesi, Corsica, aspettaci!
La foto è di Adam79, grazie a Flickr per essere una risorsa sempre preziosa
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The Japanese call it Hanakotoba, and King Charles II brought it to Sweden from Persia in the 17th century. Read More
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